giovedì 16 gennaio 2014



XVII° Congresso della CGIL



Il congresso è un momento fondamentale di un’organizzazione democratica, è il momento in cui ci si ferma ad analizzare la fase per individuare le soluzioni che riteniamo più efficaci per migliorare la qualità della vita e del lavoro di coloro che rappresentiamo.

Il congresso dunque non è e non deve essere vissuto come un rito che stancamente si ripete ogni 4 anni, ma un momento di discussione alta nella quale coinvolgiamo le lavoratrici ed i lavoratori.

Per la prima volta il documento congressuale è completamente aperto e modificabile dalla discussione, per tentare di costruire una discussione libera, aperta e pluralista con le iscritte e gli iscritti.

La seconda novità, importante, è che il documento si suddivide in 11 azioni. Si tratta di proposte concrete e realizzabili che la CGIL ritiene indispensabili per uscire dalla crisi e far ripartire il paese.

La crisi dunque è l’elemento dal quale partire perché è la più profonda e grave che il paese attraversa dal dopoguerra ad oggi, una crisi strutturale cioè del modello di sviluppo e dunque è una crisi finanziaria, produttiva, sociale, politica ed ecologica.

La crisi nasce dalle politiche neoliberiste che hanno reso possibile la circolazione dei capitali senza regole e controlli. Se non ci sono regole e controlli i comportamenti degli speculatori diventano, come è accaduto, senza scrupoli.

La subalternità della politica alla finanza ha determinato una concentrazione della ricchezza e dei poteri in mano a pochi come mai nella storia recente.

La responsabilità dei governi è di aver alimentato la falsa idea che la crisi ha origine dalla spesa sociale, ciò ha favorito la logica emergenziale che invece di intervenire sulle cause della crisi, ha ridotto il welfare, il lavoro, i diritti sul lavoro e la giustizia sociale arrivando perfino a modificare i principi della Costituzione (fiscal compact).

I risultati di queste politiche europee basate sull’austerità sono la recessione, l’ampliamento delle disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza, disoccupazione, fragilità ed inadeguatezza del welfare cioè del modello sociale europeo basato sulle pensioni, la sanità, protezione sociale, diritti nel lavoro.

La crisi ha accentuato una debolezza strutturale del sistema produttivo italiano, caratterizzato da pochi investimenti, ricerca continua di riduzione del costo del lavoro e dell’occupazione, scarsa innovazione di prodotto e di processo.

La CGIL negli anni della crisi ha sollecitato e promosso iniziative, lotte locali, nazionali, movimenti, per ottenere una diversa politica economica e sociale. Iniziative spesso portate avanti in solitudine e in virtù del nostro dissenso c’è stato il tentativo esplicito di annientarci attraverso la pratica degli accordi separati, una pratica sconfitta dalle intese del 28 giugno 2011 e del 31 maggio 2013 che rappresentano un significativo cambiamento nel sistema di regole e di rappresentanza per la contrattazione.

I giovani e il loro futuro devono rappresentare la bussola della nostra iniziativa, a partire dalla lotta per rivendicare un piano straordinario per l’occupazione e la riforma dell’istruzione.

La priorità della nostra azione è il lavoro, nell’universalità dei diritti e delle tutele, il contrasto alla precarietà, la riduzione delle tipologie contrattuali e il contrasto al dilagare del lavoro nero.

Questa è la ragione fondamentale per cui la CGIL ha elaborato il piano del lavoro.

La profonda crisi etica e morale ha bisogno di ritrovare i valori della legalità, della trasparenza nelle scelte, del rapporto democratico tra cittadini e istituzioni. Si tratta di una vera e propria ricostruzione morale del paese con il fine di cancellare privilegi e vantaggi delle "caste", combattere disuguaglianze ed ingiustizie sociali.

Da questa analisi e da questa prospettiva nascono le azioni. Rappresentano innanzitutto una grande occasione di coinvolgimento e di ascolto delle iscritte e degli iscritti per lo svolgimento di un congresso aperto nelle proposte e alle proposte, con l’obiettivo di una CGIL più forte, unita, plurale, autonoma, fondata sulla democrazia e la partecipazione, per essere all’altezza del compito che le nuove sfide ci consegnano.

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